…e alle 4 sono sceso da casa. Dovevo saldare l’anello della catena per posizionare la PANCHINA ROSSA. Fu con mia moglie Anna che decidemmo che un segno, nell’ apparentemente infinita lista di donne brutalizzate e/o uccise, andava messo. Un segno rosso, una panchina rossa. Era per dire : Ehi! 119 donne uccise?! In 365 giorni? Cioè una ogni 3 giorni? E ognuno di noi lo sa. Ognuno apprende in tv, alla Radio, questo dato e… Tace? Forse, ci siamo detti, manca un posto in cui fermarsi e scambiare qualche impressione, magari proprio comunicare con qualcuno lo stupore doloroso di dati come questi. E così mi sono trovato in ginocchio, ai piedi di quella panchina con una saldatrice in mano. Poi sono arrivate le donne e gli uomini del mio quartiere.

Abbiamo fatto insieme la scoperta della grande voglia che il quartiere aveva di ritrovarsi. Si vedeva dai sorrisi che la panchina era un meraviglioso pretesto per tornare in strada a parlare con gli altri. Ho visto donne che si scambiavano i numeri del telefono, che si promettevano chiamate…per parlare. Eppure quelle stesse donne l’altroieri s’incrociavano per strada con uno “sciao” biascicato a mezza bocca. Ora la panchina è lì, a Via Minturno e attende donne e uomini che parlano e si ascoltano. La mia speranza è che, sotto sotto, la Pace ci faccia la tana…

Il Lonfo

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