Da La Repubblica del 20 maggio una nuova analisi su Torpignattara
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Leggo su Repubblica del 12 maggio che una ricercatrice
dell’Università
Cattolica di Milano ha trascorso un anno a Torpignattara e ne ha dedotto
che il quartiere è in testa alla graduatoria delle potenziali banlieu
italiane, che il conflitto interetnico è sul punto di esplodere e che
qui le dinamiche interpersonali sono miserabilmente confinate ad una
feroce contrapposizione tra italiani e stranieri.
Da persona
che vive a
Torpignattara e che qui sta crescendo una figlia sento una reazione
forte montare dai visceri.
Cerco di decifrarla -rabbia,
fastidio, incredulità, rassegnazione.
Provo a calmarmi e a ragionare. Posso confutare quello che c’è scritto
nell’articolo?. Probabilmente no. In gran parte è vero. E’ vero che qui
la percentuale di immigrati è alta anche se molto distante dall’ 83%
della scuola Pisacane, la cui compagine non riflette assolutamente
quella del quartiere e sarebbe interessante indagarne i motivi. C’è
tensione e malcontento. Vero anche questo. La fotografia è esatta. Ma
per l’appunto è solo una fotografia. Un singolo fotogramma senza un
antefatto e con la conclusione ovvia e clamorosa di chi guarda le
questioni da lontano e ha fretta di liquidarle. Magari lanciando
l’allarme e nascondendo la mano così alla maniera dei giornalisti che
creano mostro bell’e confezionato senza neanche sapere bene di che
stanno parlando.
Vorrei subito sgombrare il campo dall’equivoco. Non voglio perorare la
causa persa di Torpignattara, nè proclamare che qui regna la pace
sociale. Tutt’altro faccio parte del Comitato di Quartiere e sono anni
che cerchiamo di analizzare i problemi oltre che sbatterci il muso tutti
i giorni.
E’ che mi piacerebbe allargare la visuale e delineare meglio
il contesto. Cominciamo dai primati che bene s’intonano allo stile
giornalistico.
Densità abitativa al primo posto della capitale,
percentuale di polveri sottili nell’aria al secondo posto, percentuale
di verde fruibile procapite al disotto del 40% della media cittadina, 0
parchi, 0 cinema, 0 teatri, 0 biblioteche, 0 piazze degne di questo
nome. Ecco questo è il contesto, un vivaio ideale di disagio e
tensioni che come si sa spesso sfogano sul primo venuto meglio pure se
diverso. Leggendo questa catena di misfatti (perché di questo si tratta)
a qualcuno provvidenzialmente verrà il sospetto che sia il contesto
ambientale a creare il ghetto, che un ambiente già degradato attiri
degrado e faccia immancabilmente da innesco a quel circolo vizioso che
prelude al disastro.
Allora invece di evocare scenari da guerra civile
(di cui qui curiosamente non si ha percezione) varrebbe la pena spiegare
che la vera emergenza di Torpignattara è il contesto ambientale ed
urbanistico ben prima di quello sociale.
Lavorare sul contesto
urbanistico è un’arma potente contro il disagio e permette efficacemente
di arginare la pericolosa e mortificante sensazione di vivere in un
ghetto.
Un ambiente vivibile giova a tutti indistintamente ed è il
presupposto essenziale per qualsiasi convivenza. La conflittualità nei
rapporti umani (non solo tra italiani e stranieri) è infatti una
condizione in buona parte derivata dalla mancanza di spazi fisici per
incontrarsi e comunicare. Quando parlo di spazi fisici mi riferisco al
significato letterale del termine.
Perché non si investe nella
riqualificazione urbanistica ed architettonica del territorio in modo da
allargare finalmente gli interstizi nella massa compatta ed asfissiante
del cemento da alveare?
Perché non dare spazio a un parco, un cinema,
una biblioteca, una piazza, ai luoghi di aggregazione e di scambio
interpersonale ed interculturale di cui qui c’è un bisogno spasmodico?
Torpignattara ha solo strisce di asfalto affollate di macchine e cemento
dove far incontrare la gente. Ed inevitabilmente più che un incontro si
rischia lo scontro.
Magari la Gentile D.ssa che ha realizzato la
ricerca oltre che intercettare la puzza d’aglio negli androni dei
palazzi di via della Marranella avrebbe potuto anche dare conto della
sua bellezza architettonica vergognosamente sfregiata o magari
soffermarsi davanti all’ex cinema Impero altro gioiello architettonico
divorato da trent’anni di incuria. Avrebbe anche potuto chiedersi come
sia possibile che in un quartiere ad altissima densità abitativa non ci
sia un cinema ma solo la sua sinistra ed inquietante carcassa.
E perché
non ha guardato al di là della cortina di cemento per scoprire
l’esistenza del Comprensorio Casilino?
Un patrimonio naturalistico ed
archeologico di immenso valore che lambisce Torpignattara e sta lì
abbandonato ed impraticabile in attesa che gli appetiti famelici degli
speculatori trovino le giuste connivenze per seppellirlo sotto una
colata di cemento. Noi, poveri illusi, pensando che sia una preziosa
occasione di riscatto vorremmo che diventasse un ecomuseo. Un luogo a
servizio del quartiere e della città, e perché no un volano di sviluppo
compatibile con le caratteristiche del territorio e con il diritto alla
salute ed alla qualità della vita di chi ci vive. E’ tanto che
aspettiamo qualcuno disposto ad ascoltarci e ad investire nell’enorme
potenziale storico naturalistico culturale e di relazioni umane di
Torpignattara. Invece lo vediamo svilire ed assottigliarsi ogni giorno
di più. Alessandra Broccolini Antropologa che studia il quartiere e ci
vive da 11 anni ripete spesso che fortunatamente Torpignattara ancora
non è un “non luogo”. Non ho le competenze per illustrare degnamente la
definizione ma magari qualche giornalista zelante potrebbe venire e
farsela spiegare da lei. Forse capirebbe che invece di schedare
Torpignattara come il prossimo teatro di guerriglia urbana sarebbe più
onesto descriverla come un’occasione ignorata. E che la graduatoria che
più verosimilmente dovrebbe accoglierla ai primi posti è quella dei
luoghi dalle potenzialità negate. Ma questa non è una notizia.
Ce lo
ripetono sempre i giornalisti che rincorriamo da mesi per dare
visibilità alle vere istanza di Torpignattara (che posso assicurare
sono ben altre rispetto all’eliminazione della puzza d’aglio dai
palazzi). Già è molto più suggestivo e comodo evocare una banlieu a
portata di penna e a due passi dal centro piuttosto che fare lo sforzo
di varcare il confine per venire a chiedere che cosa veramente pensa e
vuole la gente da queste parti. Sono arrivata alla fine e devo ancora
capire quali sensazioni mi attraversano. Rabbia fastidio incredulità
rassegnazione. Probabilmente un misto di tutto ciò ma forse sotto sotto
intravedo anche un barlume di speranza . La speranza che qualcuno
finalmente si ricordi di noi. Solo che per favore dite al ministro
Maroni che qui c’è molto altro da fare prima di schierare l’esercito!
Valeria Garbati per il Comitato Torpignattara
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