Torpignattara - banlieu di italia PDF E-mail
Venerdì 14 Maggio 2010 11:47
 Da La Repubblica del 20 maggio una nuova analisi su Torpignattara
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Leggo su Repubblica del 12 maggio che una ricercatrice dell’Università Cattolica di Milano ha trascorso un anno a Torpignattara e ne ha dedotto che il quartiere è in testa alla graduatoria delle potenziali banlieu italiane, che il conflitto interetnico è sul punto di esplodere e che qui le dinamiche interpersonali sono miserabilmente confinate ad una feroce contrapposizione tra italiani e stranieri.
 
Da persona che vive a Torpignattara e che qui sta crescendo una figlia sento una reazione forte montare dai visceri.
 
Cerco di decifrarla -rabbia, fastidio, incredulità, rassegnazione.
 
Provo a calmarmi e a ragionare. Posso confutare quello che c’è scritto nell’articolo?. Probabilmente no. In gran parte è vero. E’ vero che qui la percentuale di immigrati è alta anche se molto distante dall’ 83% della scuola Pisacane, la cui compagine non riflette assolutamente quella del quartiere e sarebbe interessante indagarne i motivi. C’è tensione e malcontento. Vero anche questo. La fotografia è esatta. Ma per l’appunto è solo una fotografia. Un singolo fotogramma senza un antefatto e con la conclusione ovvia e clamorosa di chi guarda le questioni da lontano e ha fretta di liquidarle. Magari lanciando l’allarme e nascondendo la mano così alla maniera dei giornalisti che creano mostro bell’e confezionato senza neanche sapere bene di che stanno parlando.
 
Vorrei subito sgombrare il campo dall’equivoco. Non voglio perorare la causa persa di Torpignattara, nè proclamare che qui regna la pace sociale. Tutt’altro faccio parte del Comitato di Quartiere e sono anni che cerchiamo di analizzare i problemi oltre che sbatterci il muso tutti i giorni.
 
 
E’ che mi piacerebbe allargare la visuale e delineare meglio il contesto. Cominciamo dai primati che bene s’intonano allo stile giornalistico.
 
Densità abitativa al primo posto della capitale, percentuale di polveri sottili nell’aria al secondo posto, percentuale di verde fruibile procapite al disotto del 40% della media cittadina, 0 parchi, 0 cinema, 0 teatri, 0 biblioteche, 0 piazze degne di questo nome. Ecco questo è il contesto, un vivaio ideale di disagio e tensioni che come si sa spesso sfogano sul primo venuto meglio pure se diverso. Leggendo questa catena di misfatti (perché di questo si tratta) a qualcuno provvidenzialmente verrà il sospetto che sia il contesto ambientale a creare il ghetto, che un ambiente già degradato attiri degrado e faccia immancabilmente da innesco a quel circolo vizioso che prelude al disastro.
 
Allora invece di evocare scenari da guerra civile (di cui qui curiosamente non si ha percezione) varrebbe la pena spiegare che la vera emergenza di Torpignattara è il contesto ambientale ed urbanistico ben prima di quello sociale.

 

Lavorare sul contesto urbanistico è un’arma potente contro il disagio e permette efficacemente di arginare la pericolosa e mortificante sensazione di vivere in un ghetto.
 
Un ambiente vivibile giova a tutti indistintamente ed è il presupposto essenziale per qualsiasi convivenza. La conflittualità nei rapporti umani (non solo tra italiani e stranieri) è infatti una condizione in buona parte derivata dalla mancanza di spazi fisici per incontrarsi e comunicare. Quando parlo di spazi fisici mi riferisco al significato letterale del termine.
Perché non si investe nella riqualificazione urbanistica ed architettonica del territorio in modo da allargare finalmente gli interstizi nella massa compatta ed asfissiante del cemento da alveare?
 Perché non dare spazio a un parco, un cinema, una biblioteca, una piazza, ai luoghi di aggregazione e di scambio interpersonale ed interculturale di cui qui c’è un bisogno spasmodico? Torpignattara ha solo strisce di asfalto affollate di macchine e cemento dove far incontrare la gente. Ed inevitabilmente più che un incontro si rischia lo scontro.
 
Magari la Gentile D.ssa che ha realizzato la ricerca oltre che intercettare la puzza d’aglio negli androni dei palazzi di via della Marranella avrebbe potuto anche dare conto della sua bellezza architettonica vergognosamente sfregiata o magari soffermarsi davanti all’ex cinema Impero altro gioiello architettonico divorato da trent’anni di incuria. Avrebbe anche potuto chiedersi come sia possibile che in un quartiere ad altissima densità abitativa non ci sia un cinema ma solo la sua sinistra ed inquietante carcassa.
 
E perché non ha guardato al di là della cortina di cemento per scoprire l’esistenza del Comprensorio Casilino?
 
Un patrimonio naturalistico ed archeologico di immenso valore che lambisce Torpignattara e sta lì abbandonato ed impraticabile in attesa che gli appetiti famelici degli speculatori trovino le giuste connivenze per seppellirlo sotto una colata di cemento. Noi, poveri illusi, pensando che sia una preziosa occasione di riscatto vorremmo che diventasse un ecomuseo. Un luogo a servizio del quartiere e della città, e perché no un volano di sviluppo compatibile con le caratteristiche del territorio e con il diritto alla salute ed alla qualità della vita di chi ci vive. E’ tanto che aspettiamo qualcuno disposto ad ascoltarci e ad investire nell’enorme potenziale storico naturalistico culturale e di relazioni umane di Torpignattara. Invece lo vediamo svilire ed assottigliarsi ogni giorno di più. Alessandra Broccolini Antropologa che studia il quartiere e ci vive da 11 anni ripete spesso che fortunatamente Torpignattara ancora non è un “non luogo”. Non ho le competenze per illustrare degnamente la definizione ma magari qualche giornalista zelante potrebbe venire e farsela spiegare da lei. Forse capirebbe che invece di schedare Torpignattara come il prossimo teatro di guerriglia urbana sarebbe più onesto descriverla come un’occasione ignorata. E che la graduatoria che più verosimilmente dovrebbe accoglierla ai primi posti è quella dei luoghi dalle potenzialità negate. Ma questa non è una notizia.
 
Ce lo ripetono sempre i giornalisti che rincorriamo da mesi per dare visibilità alle vere istanza di Torpignattara (che posso assicurare sono ben altre rispetto all’eliminazione della puzza d’aglio dai palazzi). Già è molto più suggestivo e comodo evocare una banlieu a portata di penna e a due passi dal centro piuttosto che fare lo sforzo di varcare il confine per venire a chiedere che cosa veramente pensa e vuole la gente da queste parti. Sono arrivata alla fine e devo ancora capire quali sensazioni mi attraversano. Rabbia fastidio incredulità rassegnazione. Probabilmente un misto di tutto ciò ma forse sotto sotto intravedo anche un barlume di speranza . La speranza che qualcuno finalmente si ricordi di noi. Solo che per favore dite al ministro Maroni che qui c’è molto altro da fare prima di schierare l’esercito!
 
Valeria Garbati per il Comitato Torpignattara
 

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