Un palazzo pericolante nel cuore del quartiere "Senza casa 4 famiglie, nessuno si muove"
La
denuncia di uno degli ex residenti: "La vicenda è cominciata nel 2008
durante i lavori di scavo dell'Acea. Per rimettere a posto l'edificio
servono 400mila euro, ma dopo un primo intervento si è bloccato tutto"di GIULIA CERINO Repubblica 14 aprile 2010

Quattro
famiglie senza casa, un edificio pericolante, 400mila euro per
rimetterlo in piedi e un conflitto di responsabilità. Siamo in via dei
Savorgnan 6b, nel cuore di Tor Pignattara. Intorno al palazzo, una
transenna del Comune impedisce l'accesso. Al di là della barriera, un
geometra, figlio di uno degli inquilini dell'edificio, racconta la
storia: "Le case di questa strada sono tutte state costruite negli anni
'50 su delle cave di pozzolana profonde 9 metri circa. Le cave sono
sempre state adibite a discarica perché non c'era l'impianto fognario.
Dopo ripetute richieste, finalmente, il Comune ha convocato l'Acea per
progettare i lavori". A tre metri dal civico 6b di via dei Savorgnan, i
lavori sono cominciati alla fine del 2007 e terminati nel marzo del
2008. Ma le trivelle e le pressioni esercitate sul sottosuolo hanno
causato spostamenti del terreno e, date le cave sotterranee, il
cedimento del lato sinistro dell'edificio. Siamo nell'agosto del 2008.
"Pochi
mesi dopo la fine dei lavori - continua il geometra - abbiamo
cominciato, a carico nostro, le riparazioni di un angolo della
palazzina. Ma non sono servite. A distanza di qualche mese, infatti, i
vigili del fuoco ci hanno fatto uscire dalle nostre case insieme alle
quattro famiglie che vivevano con noi". L'edificio era pericolante e i
vigili del fuoco hanno pensato bene di evacuare la zona in attesa che
il Comune di Roma si occupasse della ristrutturazione dell'edificio al
civico 6b. Ma a distanza di due anni dal cedimento, la situazione non è
cambiata. Anzi, dopo il primo intervento di riparazione avvenuto
nell'agosto del 2008 e costato ai privati 40mila euro, nessuno si è più
occupato di via dei Savorgnan.
"Vista la gravità dello stato in
cui versano le cavità sottostanti l'edificio e la precaria situazione
strutturale dello stesso - si legge nella comunicazione di stato di
pericolo fatta dallo stesso geometra - il Comune dovrebbe invece
operare un intervento risolutivo. In altre parole, anziché effettuare
il consolidamento dello stabile, sarebbe il caso di intervenire
demolendo e ricostruendo la palazzina da capo a fondo. Una proposta,
questa, che al Comune non dispiace. Anzi, in base alle ultime
comunicazioni, l'Ente ha comunicato ai privati che una tale operazione
è possibile 'a patto che siano loro a occuparsene'". Il preventivo:
400mila euro per riqualificare l'intera palazzina. Inoltre, il Comune
consiglia agli ex inquilini di via dei Savorgnan di agire in tempi
rapidi dal momento che "per un'eventuale crollo saranno loro i
responsabili civili e penali".
Una sentenza, quella del Comune,
"dovuta all'impossibilità di stabilire su chi debba ricadere la
responsabilità del crollo dell'edificio a seguito dei lavori di
costruzione dell'impianto di fognature", spiega il geometra. Chi ha
sbagliato? Tutto cominciò quando l'Acea, l'Azienda comunale energia e
ambiente, ottenne l'appalto dal Comune e decise, a sua volta, di
appaltare l'esecuzione dei lavori a una ditta privata: la Injesctosond
Italia spa. Tutto filava liscio. Fino al cedimento dell'immobile. Da
quel giorno, l'inferno. L'Azienda comunale ha accusato l'Injesctosond
Italia spa di aver eseguito male il progetto originario ribadendo che
"il contratto d'appalto prevede la piena ed esclusiva responsabilità
dell'impresa esecutrice su eventuali danni arrecati nel corso delle
lavorazioni", mentre la ditta privata ha incolpato l'Azienda comunale,
privata al 60 per cento, di aver progettato un impianto fognario senza
tener conto del contesto e della situazione del sottosuolo. Il tutto
con l'ok del Campidoglio a cominciare i lavori pur conoscendo la
situazione del sottosuolo, ispezionato con ripetuti sondaggi. E invece,
sottolinea il geometra, "le commissioni dei lavori pubblici continuano
a disertare gli incontri mentre quattro famiglie, di cui due ancora
pagavano il mutuo, sono state costrette a lasciare le proprie
abitazioni".
Ma la situazione potrebbe anche peggiorare.
Perché "non solo questa palazzina ma tutta la zona adiacente a Via dei
Savorgnan è in pericolo - dice preoccupato il consigliere Dario Nanni
del Pd, vice presidente ai Lavori pubblici, giunto sul posto - Se il
palazzo in questione dovesse crollare, finirebbe addosso alle altre
palazzine o sulle macchine parcheggiate sul marciapiede". E in
mattinata Nanni ha inoltrato una richiesta di incontro al consigliere
del Pdl alle Politiche dei lavori pubblici e delegato ai rapporti con
l'Acea, Fabrizio Ghera. In attesa di una risposta.
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