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di Carlotta Magnanini, L'Espresso
Ritrovare l'appartenenza a una comunità.
Grazie a quartieri dove tutto si può raggiungere a piedi. E a metropoli
a dimensione umana. Utopia? No, già realtà.
Quindici
minuti. Il più importante movimento di riforma nel campo
dell'architettura dell'ultimo ventennio, secondo il New York Times,
poggia su uno spicchio di orologio. Quindici minuti è il tempo che ci
vuole per recarsi a piedi in ufficio, al supermercato, a scuola se si
vive secondo le regole del New Urbanism. La città del futuro? È un
quartiere: amministrato dalla vivibilità, l'armonia e la 'walkability'
a misura di pedone.
Il modello ideato negli anni '80 da Andres
Duany (poi regolamentato tra Miami e la West Coast dal 'Congress For
The New Urbanism' nella Carta dei Principi) è uscito dalla fase di
utopia cinematografica da Truman Show per entrare nella numero due:
l'impegno nella sostenibilità a partire dalle dimensioni della città.
Piccola è meglio e può salvare il pianeta, dato che l'auto resta in
garage.
"L'obiettivo non è abolire le automobili", spiega a
'L'espresso' John Norquist, amministratore delegato del Congress For
the New Urbanism: "Ma portare equilibrio tra l'utilizzo indiscriminato
e altri mezzi di trasporto, tra le immense aree per i parcheggi e le
dimensioni familiari di piazza in cui prendere un caffè e ritrovare
l'appartenenza alla comunità". Ci si perde in Suv, si guadagna in aria
pulita e attività fisica.
Nelle grasse metropoli statunitensi,
dove gli spazi si colmano a bordo di un abitacolo, si cammina quattro
minuti al giorno; a confronto l'Italia è un popolo di podisti, 19
minuti. Peccato siano 50 quelli passati al volante (Istat). Ma se
vent'anni fa l'ordine a schiera delle villette di Seaside, prima
'creatura' di Duany, si prestava a rappresentare un'inquietante
prospettiva di mondo, più che perfetto perfettamente standardizzato
(quello che fece il regista Peter Weir girandoci il suo film), i nuovi
progetti mirano a ricreare le diversità strutturate delle città
europee, con le loro mescolanze di stili, funzioni, interazioni
culturali, per dotare di un'identità anche quei luoghi per definizione
privi: le periferie.
Reagire allo zoning e allo sprawl (il
tipico modello di espansione yankee
grattacielo-autostrada-villetta-ipermercato) non è facile. "Dagli anni
'50 lo sviluppo ruota intorno ai bisogni delle auto, più che degli
esseri umani", aggiunge Norquist, ex sindaco di Milwaukee. Compito
dell'architetto è far convivere edifici e servizi, ma anche isole
culturali e razze: la lotta all'inquinamento insomma sembra un effetto
collaterale.
Del resto New Urbanism non significa
semplicemente edifici verdi: "Una casa potrà avere tutti i pannelli
solari che si vuole, ma se non risponde a criteri di armonia e rispetto
dell'ambiente non sarà mai sostenibile", dice Senen Antonio, direttore
del business development nello studio Duany-Plater Zyberck: "Tra gli
esempi più perfetti di edifici con tecnologie verdi ci sono i Wal-Mart,
ma basta guardare lo spazio che occupano, il fatto che siano
raggiungibili solo dopo aver percorso chilometri su chilometri in auto,
per accorgersi di quanto verdi non lo siano affatto".
Il
modello ideale invece è Alys Beach in Florida o Tornagrain in Scozia,
spiega Antonio, che a differenza di Seaside, sorta ex novo, doveva
essere inserita in un'area popolata, tra l'aeroporto e il corridoio A96
che collega Inverness e Nairn. In questi casi, come per altri 300 al
mondo, ci si è attenuti allo SmartCode, alternativa ai Piani di Zona
che oltre alla piccola taglia valorizza la forma. Aqua, a Miami, è un
progetto da 250 milioni di dollari con 151 strutture abitative divise
in palazzine chic e complessi di appartamenti familiari di design
europeo. Sulla East Coast c'è il South Street Seaport Historic District
a Brooklyn, oppure la più ambiziosa downtown da 5.500 unità abitative
che sorgerà intorno alla Columbia. Quartieri neo-urbanistici in Canada
(Garrison Green, East BayFront), Messico (Oshara Village a Santa Fe),
Cile (Valparaiso Waterfront), persino in India, dove il villaggio di
Dasve si adagerà per 8 mila acri nella Mose Valley a est di Bombay.
Barcellona,
Berlino, Zurigo, Bilbao o Bristol (con la celebre Tabacco Factory
dell'architetto Ferguson) sono le città che meglio rappresentano la
corrente europea, che al di qua dell'oceano prende il nome di
Rinascimento Urbano. Tra i sostenitori ci sono il principe Carlo,
autore del manifesto A Vision of Britain, Liam O'Connor e Gabriele
Tagliavento. Ha pure un compleanno: 29 settembre. "Quel giorno, nel
1992, inaugurammo a Bologna la prima triennale A Vision of Europe",
spiega Tagliavento, ideologo del movimento e docente all'università di
Ferrara: "Oggi è tema di grande attualità. Al Gore ha fatto approvare
in tutti gli Stati una legge che, ispirandosi a questi criteri, vieta
di costruire alloggi popolari con gli standard dello sprawling". E in
Italia? "Siamo indietro: l'America già da anni sta smantellando le
mega-tangenziali e i mall suburbani, mentre una città come Bologna ha
in cantiere la costruzione di 24 nuovi ipermercati".
Non che
non esistano esempi urbani neo-rinascimentali: borgo Città Nuova ad
Alessandria, nel bolognese Cadriano e Via della Pietra (sempre lo
studio Tagliavento sta inoltre lavorando a Val d'Europe, nuova città
tradizionale da 50mila abitanti vicino a EuroDisney). Comunità scandite
da piazze, portici, negozi-bottega e un rapporto tra spazio domestico
pieno e spazio pubblico vuoto nella misura del 70-60 per cento e 30-40
per cento. Ma nell'era dei mega-interventi suburbani e delle Grandi
Opere, come può l'architettura conciliare i cataclismi paesaggistici
con le rassicuranti dimensioni di quartiere?
È il caso della
periferia nord di Reggio Emilia, 'sconvolta' dalle monumentali Vele di
Santiago Calatrava: qui i ponti che celebrano l'effetto della Tav non
solo sui trasporti, ma anche sul placido skyline emiliano, hanno reso
necessario un intervento ad hoc. Il progetto R.E.T.E: "Ci è stato
chiesto dal Comune per dare un'identità a una periferia disorganica e
in forte trasformazione, a partire dall'evento fondativo del nuovo
paesaggio: l'impatto che queste grandi opere di connessione avranno sul
territorio", spiega Giuseppe Baldi, paesaggista incaricato del progetto
insieme all'architetto Andrea Oliva. "Affinché questo non-luogo
assumesse una riconoscibilità abbiamo recuperato l'antica centuriazione
d'epoca romana, inserendo nelle unità di superficie quegli ingredienti
del paesaggio padano che si ripetevano con una certa cadenza, motivati
da circostanze sociali e ambientali: dalle tipologie di albero
all'orientamento delle strade".
Come negli Stati Uniti i
discepoli del New Urbanism hanno riscoperto Vitruvio, lo studio
reggiano ha recuperato l'identità dal passato in nome di una
sostenibilità data dall'utilizzo del verde e delle zone alberate e
soprattutto dalla biodiversità e dall'armonia: "Sia visiva, cioè
esteticamente bella, sia funzionale, perché saranno quartieri
ecologicamente efficaci in cui anche la logistica sarà più facile",
conclude Baldi. Il New Urbanism cerca di reagire alla tendenza degli
ultimi decenni, "in cui l'urbanistica ha prodotto standard e la
crescita disorganizzata delle periferie ha causato spesso la perdita
delle forme originali", dice Andrea Oliva. Ma qualcosa cambia se ai
vecchi PRG le amministrazioni preferiscono i PSC, "Piani Strutturali
Comunali, con mix funzionali ponderati di volta in volta". Dove il
quartiere è la matrice di partenza. n
Venti minuti a piedi
I punti fondamentali del nuovo rinascimento secondo l'urbanista Gabriele Tagliavento
- L'Europa è composta di regioni; ogni regione è costituita
da aree naturali, corridoi naturali e trasportistici, città, metropoli
e villaggi.
- Ogni città è composta da una federazione di quartieri, distretti, borghi e villaggi.
- Il
quartiere rappresenta la cellula base; è completamente multifunzionale
e si estende su una superficie percorribile a piedi in 15-20 minuti.
- Ogni città e quartiere sono chiaramente riconoscibili, separati dal territorio naturale da viali, drive o elementi naturali.
- Il
distretto è la cellula base destinata allo sviluppo di attività
specialistiche - ospedali, campus, aeroporti - ma deve tendere
all'aggregazione secondo il principio del quartiere.
- Le
città e i quartieri sono strutturati da un reticolo di strade, piazze,
parchi e isolati che definiscono l'armatura dello spazio pubblico e
privato.
- Lo spazio pubblico è articolato in spazi aperti
d'incontro - piazze, giardini, aree di gioco e svago - e spazi aperti
di collegamento - viali, corsi, strade, vicoli, gallerie; gli spazi
pubblici e i tipi edilizi sono correlati da precise corrispondenze
formali e funzionali.
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